L’economia dell’usato attira sempre più start up con nuovi modelli di business L’economia dell’usato per l’Italia ha un valore di 18 miliardi di euro, lo riporta l’osservatorio 2015 “Second Hand Economy” condotta da Doxa per Subito. L’indagine riporta che il 38% degli italiani, pari ad un valore di circa 6,8 miliardi di euro, acquista su portali di […]

Quest’anno il Temporary Manager festeggia i 20 anni di operato nel territorio italiano.
In realtà, le prime figure di Temporary Manager (TM) operavano nelle aziende italiane già dal 1987, solo sette anni più tardi, attraverso una prima indagine di mercato, si è presa coscienza di questa figura professionale.

A distanza di 20 anni, L’Impresa (rivista del Sole24Ore) partner editoriale della nuova indagine, analizza lo stato attuale di questa professione.

L’articolo di Maurizio Quarta, Managing Partner di Temporary Management & Capital Advisors, è pubblicato da L’Impresa (rivista del Sole24Ore) nel mese di dicembre, analizza lo stato attuale di questa professione a distanza di 20 anni.

Una sintesi della stessa indagine è possibile leggerla su HR online sempre dello stesso Maurizio Quarta

L’indagine mostra che i direttori HR hanno una percezione più ampia della figura professionale di Temporary Manager (TM) rispetto al 1995 e si mostrano mediamente soddisfatti del loro operato. L’utilizzo di queste figure è aumentato, soprattutto con ruoli di copertura di diverse funzioni su progetti di ristrutturazioni aziendali, internazionalizzazione, startup ed altro.

Michele Riderelli

Nell’articolo si mettono in relazione le dimensioni delle aziende che più hanno utilizzato il Temporary Manager e la durata del suo impiego nelle stesse aziende.

L’indagine si conclude con il concetto che una maggior consapevolezza e, quindi, l’estensione di questa consapevolezza anche al PMI con fatturato sotto i 5ML€, contribuirebbe all’utilizzo maggiore di un Temporary Manager in azienda. Nonostante i segni positivi, l’Italia ha ancora standard lontani dai modelli virtuosi Olandesi e Inglesi.

Michele Riderelli

 

In conclusione,

  • In futuro, servirà sicuramente far conoscere queste figure a un più ampio numero di soggetti utilizzatori.
  • Il livello di conoscenza merita un’approfondimento più dettagliato e operativo, non generico.
  • occorre definire standard di qualità e principi etici sia per le società che per i manager.

La trasformazione digitale oggi si apre all’era del C2B – customer to business.

Già diversi anni fà, subito dopo la laurea, nel mio primo impiego in Ariston Thermo, mi sono trovato ad affrontare la prima digital transformation che la stessa azienda aveva intrapreso con l’introduzione dei sistemi SAP. In questa circostanza fui impegnato, per i miei colleghi, nella formazione e nello sviluppo di nuove procedure che rivoluzionarono il nostro modo di lavorare, modalità consolidate in oltre 30 anni di lavoro.

Allora come oggi, dedico tutte le mie risorse allo sviluppo di nuove strategie digitali, volte a migliorare il modello di business delle piccole e medie aziende. La digital transformation continua e si evolve, focalizzandosi oggi su due importanti assets:

  1. trasformazione di prodotto

  2. trasformazione dei processi di relazione con i clienti

Il prodotto deve incorporare il valore aggiunto del digitale nella sua realizzazione o nella sua commercializzazione per non soccombere alla concorrenza feroce delle aziende asiatiche, mentre le relazioni devono estendersi da prima a dopo l’acquisto del consumatore, che pretende di vivere un’esperienza oltre l’acquisto vero e proprio. Le nostre aziende sono in forte ritardo nel diventare esperienziali, lo conferma, al decimo eCommerce forum 2015, il presidente di Netcomm (il più autorevole ente del commercio elettronico in Italia).

La trasformazione è un processo irreversibile e lo viviamo tutti i giorni, gli stessi consumatori sono sempre più smart ed intenti all’utilizzo di dispositivi mobile in ogni situazione e condizione.

Chi non si adegua al digitale  e all’eCommerce, rischia di scomparire velocemente.

Dimensioni del mercato

Per dare delle dimensioni al mercato basti pensare che un terzo della popolazione mondiale va online (2,7 miliardi) e la metà di queste acquistano in rete. Ovviamente, in termini di valore economico, l’Asia Pacifica fa da padrone con 1200 miliardi di euro, seguita dall’Europa 363 miliardi di euro e dall’America 333 miliardi di euro. Focalizzandoci solo sull’Europa con 800 milioni di persone (inclusa la Russia), 600 milioni vanno online e 230 milioni acquistano regolarmente in rete. I primi tre paesi europei che più acquistano online sono: Gran Bretagna, Germania e Francia.

E l’Italia? Solo il 3% come mostrato in figura.


eCommerce


L’effetto della digital trasformation sull’occupazione

Se valutiamo i numeri  dell’occupazione europea, oggi ci sono circa 650 mila aziende online con 2,5 milioni di persone occupate. In Italia solo 30 mila aziende online con 40mila persone occupate. Anche qui l’Italia mostra di essere fortemente in ritardo rispetto al resto dei paesi Europei. Quello che contraddistingue noi italiani, grazie anche al crescente utilizzo dei dispositivi mobili, è il valore di acquisto, noi italiani acquistiamo molto di più del resto della popolazione Europea, quello di cui non ci rendiamo conto è che stiamo acquistando principalmente su siti esteri e non su quelli Italiani.

Nel 2014 si sono avuti acquisti per un valore di 14 miliardi di euro, lo scontrino medio passa da 70 a 90 euro con il mobile in forte crescita al 14%.

Anche i consumatori si stanno evolvendo, adottando nuovi sistemi di pagamento sempre più sicuri, si è superata la fase critica di diffidenza e relativi timori di frode su questi sitemi di pagamento.

Le imprese italiane dove sono?

L’eCommerce per l’internazionalizzazione

Non dimentichiamo che l’eCommerce è un canale preferenziale per l’internazionalizzazione, soprattutto per le PMI perché rappresentano canali più snelli e immediati per sviluppare relazioni e transazioni commerciali, meno impattanti economicamente.

Anche questo aspetto viene affrontato dalla Digital Academy supportando lo sviluppo dei mercati esteri attraverso i canali digitali.

Mostro qui sotto alcuni dati pubblicati all’#eCommerce forum del 21 Aprile 2015.


Dati netcomm


Il mio invito è sempre quello di condividere le vostre opinioni sui miei post e di contattarmi qualora voleste approfondire alcuni aspetti.